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Perché non è troppo tardi per investire sulla mobilità di domani

Luglio 26, 2022 / 0 Comments / 446 / Blog

Sentiamo sempre più spesso parlare di transizione energetica, auto elettriche, mobility as a service, auto-robot a guida autonoma. Non percepiamo però la portata epocale che queste innovazioni, nel loro insieme, avranno sui sistemi di mobilità e di logistica nei prossimi decenni , sulle filiere industriali a essi collegati e sulla società e la economia nel loro complesso.

Anche in questo caso la storia dovrebbe essere magistra vitae. Nella storia dei trasporti le innovazioni tecnologiche hanno provocato cambiamenti radicali, disruptive, nel giro di un tempo limitato (rivoluzioni) e cambiamenti lenti e graduali (evoluzioni).

Le sei rivoluzioni del trasporto precedenti a quella attuale, traevano spunto da un “elemento guida”, una innovazione tecnologica che riguardava la fonte energetica (trazione animale, navigazione a vela, trazione a vapore, trazione a combustione interna), in altri casi la tecnologia di moto (la ruota) o di trasferimento (la logistica del container). Oggi sono in atto contemporaneamente innovazioni potenzialmente “disruptive” in diversi settori: i sistemi di guida autonoma e di connessione dei veicoli di tutti i tipi, le fonti e i vettori dell’energia di trazione, i modelli di produzione dei servizi di mobilità e di trasporto e, forse, nuovi veicoli e sistemi di trasporto. I treni, le auto, le navi, gli aerei che usiamo oggi sono sostanzialmente evoluzioni di tecnologie disponibili 70 o 100 anni fa. Nulla di confrontabile, ad esempio, a quanto successo nel mondo dell’informatica, delle telecomunicazioni o dell’intelligenza artificiale. Delle vere rivoluzioni che fino a 30 anni fa nessuno prevedeva. Nel film «Blade Runner», del 1982, si immaginava una società nel 2019 con auto volanti, ma con computer preistorici e senza smartphone.

La mobilità del futuro che oggi si immagina è molto diversa: un sistema che consente al viaggiatore di scegliere in un menu di opzioni il programma di viaggio con alternative che, a seconda dei casi, includono veicoli a guida autonoma da soli o in condivisione con altri viaggiatori, tratti in bici e in treno, con orari e prezzi diversi in funzione dei livelli di congestione e dell’anticipo di prenotazione, pochi minuti o diversi giorni. Nello scenario del futuro ci si immagina auto, bus e autocarri, treni, aerei e navi che guidano da soli, scambiando informazioni fra loro e con l’infrastruttura per ottimizzare la rete, l’abbandono della benzina e degli altri derivati del petrolio come fonti di energia per la trazione sostituito dell’elettrico per le auto e, forse, dall’idrogeno come accumulatore di energia per autocarri e navi. Tutte queste innovazioni sono già in atto. Basti pensare alle metro automatiche, alle auto con sistemi di ausilio alla guida sempre più avanzati, per non parlare della Google car che ha percorso milioni di chilometri in guida completamente automatica. Ancora la diffusione di auto elettriche e ibride, la spinta dell’idrogeno, i servizi di infomobilità e di sharing appartengono alla cronaca quotidiana. La combinazione di queste innovazioni avrà certamente i connotati di una rivoluzione, la settima appunto. Ma basandosi sulla eterogenesi dei fini e la “superadditività” riscontrate nelle rivoluzioni precedenti, dovremmo pensare che la combinazione di queste e altre innovazioni in atto potrà presentarsi in forme di mezzi di trasporto o di organizzazione degli stessi che oggi non immaginiamo nemmeno. Le implicazioni sono potenzialmente enormi: basti pensare agli impatti sulle funzioni urbane, e sul costo del trasporto, che si avrebbero eliminando o riducendo autisti ed equipaggi (con tutti i problemi di riconversione del lavoro) o alla possibile riorganizzazione della produzione e della logistica se carico, scarico e trasporto delle merci fosse automatizzato.

Queste trasformazioni avranno impatti notevoli sull’industria e tutti i sistemi geopolitici del mondo stanno investendo centinaia di miliardi nella «settima rivoluzione dei trasporti». È legittimo chiedersi quale sarà il ruolo del nostro Paese. C’è un interesse italiano dentro quello europeo? Ci sono comparti industriali e centri di ricerca competitivi sui quali investire per partecipare non da follower a questa rivoluzione? Penso di sì anche se abbiamo perso pezzi importanti della industria nazionale automobilistica e ferroviaria che nel dopo guerra erano arrivate a livelli di eccellenza mondiale. Ma ci sono industrie nazionali molto competitive e industrie del futuro che oggi ancora non vediamo. Un investimento congiunto di attività produttive e ricerca sulla mobilità del 2050 sarebbe in linea con una visione del Paese da lasciare alla prossima generazione. Mi auguro che il Pnrr colga questa opportunità.

Fonte: ilsole24ore.com

Auto elettriche, in Italia vendite in aumento (ma mancano le colonnine di ricarica)

Luglio 18, 2022 / 0 Comments / 462 / Uncategorized

Nei primi nove mesi di quest’anno sono state vendute in Italia 47 mila 52 auto elettriche, senza contare le ibride. È un incremento a tre cifre, del 168%, sullo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rivelano i dati rilasciati a inizio ottobre da Motus-E, l’associazione promotrice per la mobilità elettrica, che portano così il totale dei «Bev» (Battery electric vehicle, i veicoli a batteria elettrica) circolanti a superare le 101 mila unità. È un risultato raggiunto grazie a bonus, incentivi statali ed esenzione delle tasse automobilistiche. In testa alla classifica dei modelli più venduti in Italia nei primi nove mesi c’è la Fiat 500E con 7 mila 838 unità, seguono la Smart Fortwo con 4 mila 559 vetture e la Tesla Model 3 con 4 mila 430. Meno rosea, però, resta la situazione dei punti di ricarica.

Il divario

Le tabelle degli operatori indicano al 30 settembre scorso la presenza sul territorio di 24 mila 794 colonnine di ricarica elettrica. È un dato che ci posiziona al settimo posto in Europa (fonte Acea), con la media di cinque colonnine ogni 100 chilometri. Decisamente poche se confrontate con il primo posto dell’Olanda: 47 colonnine ogni 100 chilometri. «Lo scenario previsto per il 2030 indica 4 milioni di veicoli elettrici in Italia — spiega Francesco Naso, segretario generale Motus-E —. Sulla base del fabbisogno energetico di questi veicoli abbiamo stimato la necessità di 2,9 milioni di punti di ricarica domestici». Da questi numeri si conferma un’equazione. Per vendere più Bev bisogna aumentare le colonnine sul territorio nazionale. Perché carenza di punti per il rifornimento elettrico e lunghi tempi di ricarica (qualche ora) disincentivano dall’acquisto.

Enel X è partita con un ambizioso piano nazionale per aumentare il numero di ricariche pubbliche. Per metterlo in atto si è avvalsa della collaborazione con partner della ristorazione e della grande distribuzione organizzata. Diversi gli accordi siglati negli ultimi mesi, a partire da Conad per inserire 250 infrastrutture per auto elettriche nei parcheggi di oltre 200 supermercati, incluse 25 «juice pump» ad alta velocità. Il motto: «Entri per la spesa e la batteria si carica».
Mc Donald’s ha scelto Enel X per dotare di soluzioni analoghe 100 nuovi ristoranti, a oggi sono 13. Infine negli scorsi giorni ha aderito Leroy Merlyn per 20 nuove colonnine in dieci megastore. Inoltre per valorizzare il tessuto turistico Enel X ha siglato accordi con l’associazione Borghi autentici d’Italia che vedrà nascere in 42 Comuni 120 postazioni. E con Bandiera Arancione del Tci per 250 ricariche in 80 Comuni.

Accordi e Crowdfunding

Anche l’Eni mostra interesse a posizionare totem Bev. Per questo ad agosto, attraverso Eni Gas e Luce, ha sottoscritto l’accordo di acquisizione del 100% di Be Power Spa. Tramite la controllata Be Charge è il secondo operatore con più di 5 mila punti di ricarica.
Sostenibilità ambientale e volontà di erogare energia pulita da fonti rinnovabili sono poi gli obiettivi di SiRicarica, la startup milanese nata dalla sinergia di DriWe, Garage Italia e NaturaSì. «Vogliamo installare sistemi elettrici di ultima generazione — dice Luca Secco, amministratore di SiRicarica e DriveWe —: una doppia colonnina a ricarica veloce con potenza 22 kilowatt». Così nel tempo di una spesa bio nei 25 negozi aderenti è possibile rigenerare in un’ora l’80% della batteria. Non solo. Le colonnine connesse a Internet vengono attivate e gestite dallo smartphone, che prima localizza i punti sul percorso e poi ne consente la prenotazione da remoto.

Grazie alla campagna di equity crowdfunding, SiRicarica ha aperto le porte all’azionariato diffuso. Il primo round da 300 mila euro si è chiuso con successo a fine agosto raccogliendo 85 adesioni. L’iniziativa ha ricevuto anche la partecipazione di Garage Italia, l’hub creativo fondato da Lapo Elkann, da oltre due anni tra i player del «restomod» elettrico: la pratica di restauro modificato di vecchie auto sempre più diffusa in Italia. È un processo che prevede la revisione di meccanica, interni e parte dell’estetica, inserendo poi la componentistica elettrica.

Fiat Chrysler Automobiles, Carrefour Italia e Be Charge (ora Eni) stanno lavorando al progetto Shop&Charge che punta alla diffusione delle colonnine per la ricarica veloce di Bev. Sono attivi i primi 60 punti in Piemonte, Lombardia, Veneto e Toscana, saranno progressivamente estesi a 135 punti vendita Carrefour selezionati sul territorio nazionale 2022. A chi ha la Nuova 500E sono riservate agevolazioni nei servizi.

Fonte: corriere.it

Arval e il noleggio green, un albero per ogni auto elettrificata

Giugno 7, 2022 / 0 Comments / 460 / Uncategorized

Arval, leader globale nel noleggio a lungo termine di veicoli e in soluzioni di mobilità sostenibile lancia il suo primo progetto internazionale sulla biodiversità. Per ogni veicolo elettrificato (Full hybrid, plug in hybrid ed elettrici) noleggiato da Arval, sarà piantato un albero nello stesso Paese in cui il veicolo è stato consegnato. L’obiettivo è promuovere la biodiversità a livello locale e coinvolgere nell’iniziativa i collaboratori di Arval e i propri clienti. Entro la fine del 2025, l’ambizione di Arval è la piantumazione di più di 500.000 alberi.

Le crescenti preoccupazioni sul cambiamento climatico hanno messo la sostenibilità al centro delle strategie di CSR in tutto il mondo. L’emergenza climatica continua ad assumere importanza anno dopo anno e Arval, come leader di mercato, è nella giusta posizione per guidare una trasformazione positiva verso la mobilità sostenibile e per affrontare il cambiamento climatico. Le principali ambizioni di CSR di Arval sono inserite nel piano strategico Arval Beyond: entro la fine del 2025 Arval conterà 500.000 veicoli elettrificati nella flotta (pari al 25% della flotta globale), una riduzione del 30% delle emissioni di CO2 rispetto al 2020 e si impegnerà per confermarsi come una società a impatto zero.

In questo contesto, si inserisce il progetto di piantumazione degli alberi, che sarà portato avanti in tutti i Paesi del Gruppo Arval e che consiste nel piantare un albero per ogni veicolo ibrido o elettrico noleggiato, in una località all’interno dello stesso Paese in cui il veicolo è consegnato, per coinvolgere tutti i collaboratori e i clienti dell’azienda. Una grande opportunità per agire a favore della tutela delle foreste, per impegnarsi nella protezione della biodiversità e combattere la deforestazione, promuovendo al contempo l’adozione di veicoli elettrificati.

Il progetto sarà lanciato inizialmente negli otto Paesi in cui Arval è presente che contano il numero più alto di veicoli elettrificati consegnati nel 2021. Questi Paesi includono Belgio, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Spagna e Regno Unito. Entro la fine del 2021, si stima la piantumazione di più di 70.000 alberi. Dopo l’implementazione dei Paesi del G8, il progetto sarà esteso a tutti gli altri Paesi Arval entro il 2022.
Alla fine del 2025, Arval avrà piantato oltre 500.000 alberi.

Con il lancio di questo progetto, Arval sarà in grado di supportare concretamente progetti di riforestazione e avere così un impatto positivo sull’ambiente circostante. In particolare, Arval sarà in grado di misurare i benefici ambientali e sociali di ogni progetto di riforestazione. I benefici totali misurati sono:

  • 75.000 tonnellate di CO2 immagazzinate
  • 1.500.000 di nuovi habitat per animali creati
  • 2.000.000 di mesi di ossigeno generato
  • 500.000 ore di lavoro create

“Con il progetto “1 Electified Vehicle 1 Tree”, abbiamo messo la responsabilità sociale d’impresa al centro della nostra attività, contando su ogni dipendente e cliente per intraprendere un viaggio sostenibile verso l’adozione di veicoli elettrificati” dichiara Alain Van Groenendael, Presidente e CEO di Arval.

Arval sta aiutando a ripristinare le foreste in collaborazione con Reforest’Action, che si occupa di conservare e piantare gli alberi nei paesi di Arval che fanno parte di questo progetto.

Reforest’Action è una società certificata B Corp dedicata alla conservazione, al ripristino e alla creazione di foreste in Francia e nel mondo, in risposta all’emergenza climatica e alla perdita di biodiversità. Per fare questo, Reforest’Action seleziona i progetti forestali e li sostiene finanziariamente, garantendone la qualità per sviluppare la loro multifunzionalità ambientale, sociale ed economica a lungo termine.

La missione di Reforest’Action è resa possibile grazie al crowdfunding di privati ​​e aziende. Dalla sua creazione nel 2010, Reforest’Action ha piantato e protetto più di 10 milioni di alberi in 25 paesi, ha sensibilizzato sull’importanza delle foreste 20 milioni di persone e ha creato un impatto positivo sulle condizioni di vita di oltre 150.000 persone in tutto il mondo. Per ulteriori informazioni, forestaction.com

Il progetto “1 Electrified Vehicle = 1 Tree” in Italia

In Italia, Arval ha scelto come luogo da supportare la foresta di San Godenzo, in provincia di Arezzo. I 22 lotti interessati dal progetto si trovano nel cuore di una foresta situata all’interno di un vasto parco nazionale, riconosciuto per la diversità della sua vegetazione. Vi si trovano infatti 48 varietà di alberi e più di 1.000 specie erbacee.

Al fine di supportare la naturale rigenerazione del massiccio, vengono intraprese operazioni di silvicoltura per convertirlo in un bosco d’alto fusto, stratificato e perenne. Dopo il diradamento e la potatura, entro il 2022-2023 il luogo si arricchirà di nuove specie. Questa diversificazione rafforzerà la foresta e fornirà l’habitat per le diverse specie locali.

Ad oggi, sono stati già piantati 5.175 alberi, che corrispondono ai veicoli elettrificati consegnati nel primo trimestre 2021 in Italia. I benefici generati corrispondono a:

  • 776 tonnellate di CO2 immagazzinate
  • 15.525 nuovi habitat per animali
  • 20.700 mesi di ossigeno generato
  • 5.175 ore di lavoro create

Fonte: motori.quotidiano.net

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